L'infortunio è un evento improvviso; la malattia professionale è il suo contrario: matura lentamente, per l'esposizione prolungata a un rischio del lavoro — rumore, vibrazioni, sostanze nocive, movimenti ripetuti, carichi. Ipoacusie, ernie discali, tendinopatie, patologie respiratorie: il lavoratore spesso non collega la malattia al lavoro, e perde tutele che gli spettano.
Il riconoscimento INAIL
Il sistema (D.P.R. 1124/1965) distingue le malattie tabellate — per le quali, se svolgevi la lavorazione prevista, l'origine professionale si presume — dalle non tabellate, per cui è il lavoratore a dover provare il nesso con il lavoro. La denuncia va fatta tempestivamente, con certificato medico: i termini contano, e la documentazione dell'esposizione (mansioni, anni, ambienti) è decisiva.
Quello che l'INAIL non copre: il danno differenziale
Qui sta il punto che pochi conoscono: l'indennizzo INAIL non è il risarcimento integrale. Copre solo una parte del danno, con criteri propri. Quando la malattia dipende anche dalla violazione degli obblighi di sicurezza del datore di lavoro (art. 2087 c.c.), il lavoratore può chiedere al datore la differenza tra il danno civilistico pieno e quanto indennizzato dall'INAIL: è il cosiddetto danno differenziale, che può valere molto più dell'indennizzo stesso.
Come assistiamo il lavoratore
Ricostruiamo la storia lavorativa e l'esposizione al rischio, seguiamo il riconoscimento INAIL con il supporto medico-legale, quantifichiamo il danno complessivo e, dove ci sono i presupposti, costruiamo la richiesta di danno differenziale. Sempre con una valutazione preliminare onesta: non tutte le malattie sono professionali, ma quelle che lo sono meritano tutto ciò che la legge riconosce.
Le informazioni di questa pagina hanno carattere divulgativo e non costituiscono parere legale né garanzia di esito. Ogni caso va valutato singolarmente.
