In negozio la proposta suonava semplice: un abbonamento per gli occhiali, una cifra contenuta, dodici rate, poi finisce lì. «Firmi qui, è solo una formalità.» A casa, la lettura del contratto racconta un'altra storia: durata tripla, importo complessivo molto più alto, rinnovo automatico, rimborsi in buoni anziché in denaro, addebiti diretti sul conto.
Il punto tecnico: le promesse a voce non bastano
Quella divergenza tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto firmare tocca le pratiche commerciali ingannevoli (artt. 21-22 del Codice del Consumo, su cui vigila l'AGCM). Ma la mossa vincente è stata un'altra: contestare subito per iscritto, senza lasciar passare il tempo, fino a ottenere dall'azienda la conferma scritta che il rapporto vale come pattuito a voce. Il contratto ha forza di legge tra le parti, ma può essere modificato per mutuo consenso (art. 1372 c.c.) — e una conferma scritta è una prova, non una promessa.
L'esito
L'azienda ha confermato per iscritto le condizioni reali concordate: niente rinnovo automatico, niente rate-sorpresa destinate a correre sul conto per anni.
Caso reale trattato dallo Studio, raccontato in forma anonima. Le informazioni hanno carattere divulgativo e non costituiscono parere legale né garanzia di esito: ogni caso è diverso e il risultato dipende dai fatti e dalle prove.
